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Il difficile dopo-Unità in Italia: la guerra del Nord al Sud. La “lotta al brigantaggio”

Brigantaggio, la guerra contadina nel sud all'alba dell'unità d'Italia
Gigi Di Fiore

La proclamazione del regno d’Italia nella seduta parlamentare del 17 marzo 1861 precedette di tre giorni la resa dell’ultima fortezza borbonica a Civitella del Tronto. Dal 20 marzo 1861, formalmente la guerra tra eserciti regolari (piemontese e borbonico) nel sud poteva dirsi conclusa. Ma non ci fu pace: esplose la “guerra contadina”, come la definì Carlo Levi, finanziata anche dai comitati borbonici. Cominciò negli Abruzzi, poi si estese alla Basilicata fino alla Puglia. Rese evidenti fratture e incomprensioni tra la parte più povera del popolo meridionale e i militari in gran parte del centro-nord, che nel Mezzogiorno per anni si continuò a chiamare piemontesi. Fu una guerra di repressione non dichiarata da nascondere alle altre nazioni europee. Nasceva anche da profonde questioni sociali ed economiche. Venne nominata una commissione parlamentare, approvata una legge speciale repressiva che, di fatto, divise l’Italia in due, con il sud sotto leggi eccezionali che violavano lo Statuto. Fucilazioni, eccidi, migliaia di vittime furono il triste bilancio nel decennio tra il 1860 e il 1870: i ceti più deboli del sud d’Italia subivano gli effetti di un’unità calata dall’alto alla cui costruzione erano rimasti in gran parte estranei.

Guerriglia anti-piemontese o “brigantaggio”? Domande e risposte tra storia e storiografia
Salvatore Lupo

Il Risorgimento si trova nella stessa scomoda posizione della Resistenza, sottoposto com’è a una critica revisionista proveniente da giornalisti e politici più che dagli storici di professione. Bisogna rilevare che in questa discussione non viene in genere posta la domanda fondamentale: per quali ragioni di base ci si batteva in quei tempi più o meno remoti? Facile rispondere che, come i patrioti della Resistenza, quelli del Risorgimento si battevano per le pubbliche libertà. I secondi in particolare volevano creare un sistema costituzionale e rappresentativo basato sulla cittadinanza, ovvero sull’eguaglianza davanti alla legge senza pregiudizio di sesso, razza o religione; nei decenni successivi all’Unità, sia pure con ritardi e contraddizioni e marce indietro, avrebbero cominciato in effetti a garantire libertà di coscienza e di espressione, una scuola laica e gratuita, un sistema legale uguale per tutti, un accesso via via più largo al voto. Invece austriacanti, clericali, legittimisti, borbonici di vario conio non ammettevano le libertà politiche e di pensiero, la sovranità popolare e le garanzie costituzionali in linea di principio.
Insieme alla soluzione liberale, trionfò quella unitaria. Le cose sarebbero potute andare diversamente se i singoli Stati italiani (e le singole dinastie) avessero garantito un’evoluzione liberale. Però così non fu. Il meno capace di muoversi in tal senso fu il Regno Borbonico – il maggiore degli Stati preunitari – che pure godeva di un sostegno popolare che ben si vide al momento della crisi del 1860 con lo sviluppo di guerriglie che dai liberali vennero spregiativamente chiamate “brigantaggio”. Questo brigantaggio “politico” venne però domato – dopo una breve, seppur feroce guerra civile - perché il legittimismo era a quel punto incapace di trovare consensi in vaste sezioni della società meridionale, e nelle aree periferiche dell’antico Regno come la Sicilia, dove era fortissimo il sentimento antiborbonico. Una buona controprova: le tensioni regionali e regionaliste tipiche negli anni successivi del nuovo Stato italiano non avrebbero mai assunto i toni della nostalgia della monarchia borbonica.

Tra "guerra di civili" e "guerra per i civili": brigantaggio e anti-brigantaggio nel Mezzogiorno postunitario (1860-1865)
Pierre Yves Manchon

Lontano dall'essere stato soltanto una "guerra del Nord al Sud", il Brigantaggio
postunitario e la sua repressione devono essere compresi rivalutando la parte
primordiale avuta dalle popolazioni civili. Lo studio dei tempi, dei motivi,
dei quadri della mobilitazione per un campo o per l'altro permette di
evidenziare la complessità del fenomeno nascosta dietro la parola-schermo
"brigantaggio".