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Guerra corsara, pirateria e conflitto religioso nel Mediterraneo moderno

Guerra corsara europea e ottomano-maghrebina
Salvatore Bono

L'intervento sottolineerà la specularità del fenomeno corsaro - e delle sue conseguenze: schiavitù e
conversioni -i ntegrazione - da parte europea e da parte arabo-islamica. Inoltre farà cenno all’evoluzione dell'interesse e dello studio di quella realtà storica fra l'Ottocento e il secolo scorso, facendo riferimento anche alla memoria collettiva e a precisi sviluppi della storiografia in particolare
nell'ultimo ventennio.

La pace è possibile quando la guerra si fa in nome della religione ?L’esempio della corsa magrebina nell’età moderna
Sadok Boubaker

La corsa, o guerra corsara, è una delle forme assunte dalla guerra. Si tratta di una pratica universalmente diffusa là dove si svolgono scambi marittimi. Nella storia del Mediterraneo, la guerra corsara ha assunto, a partire dal Medio Evo, una connotazione particolare data dal fatto che cristiani e mussulmani l’hanno integrata all’interno di un confronto/scontro politico religioso di più vecchia data. Da un canto la corsa è divenuta una delle forme della guerra santa (la jihad) e dall’altro una delle pratiche delle Crociate. In ambedue le culture lo stesso fenomeno ha ricevuto un rivestimento ideologico e religioso che lo integravano nelle pratiche di Stato. Tutto un discorso di tipo giustificazionistico è stato sviluppato nel mondo mussulmano e in quello della Cristianità che legiferava su basi religiose in merito a tutto quanto concerneva la corsa: guerra lecita o no, bottino, statuto dei prigionieri. Nondimeno con il tempo e con il favore di determinate congiunture della regione mediterranea, si osserva, tanto nelle pratiche, quanto nei discorsi, una diversa realtà, da quelle dominate dalle antiche interpretazioni di questo fenomeno.
Di colpo altre giustificazioni più politiche che religiose hanno fatto la loro comparsa, obbligando lo stesso discorso religioso a evolvere. I nuovi rapporti di forza prodotti dall’età moderna (dopo il XVI secolo), hanno ridotto la corsa al ruolo di attività marginale pur senza farla scomparire, fino alla sua interdizione all’inizio del XIX secolo per alcuni, e al suo abbandono volontario da parte di altri.
Eppure nelle pubbliche opinioni, fino ad oggi, e fra gli storici in particolare, la rappresentazione religiosa della corsa è scomparsa? Le stesse attitudini che hanno integrato la corsa nel campo dello scontro politico-religioso sono uscite di scena?

Schiavi e rinnegati: condizioni e conseguenze della cattività mediterranea
Giovanna Fiume

La guerra da corsa ha contrapposto per i secoli dell’età moderna le Reggenze barbaresche e gli Stati europei; ispirata da motivazioni politiche e militari (“la guerra inferiore”, secondo la definizione di Fernand Braudel, intrapresa dopo la battaglia di Lepanto del 1571 contro l’Impero Ottomano),   economiche (la corsa è un buon affare per armatori, mercanti, intraprendenti marinai e per le stesse casse statali), religiose (lo spirito di crociata contro l’islam e la guerra contro l’“infedele”), ha prodotto sulle due sponde del Mediterraneo un numero straordinario di schiavi (i captivi) che gli storici sono ancora lontani dal quantificare.
Cristiani schiavi di musulmani e musulmani schiavi di cristiani, riscatto degli schiavi cristiani e scambio di quelli musulmani,  passaggio da una religione all’altra (in altre parole: reciprocità, esperienza limitata nel tempo e conversioni) hanno reso la schiavitù mediterranea, frutto di questa forma di guerra, estremamente peculiare rispetto a quella atlantica.