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Tutti a casa? Dopo l'8 Settembre: l'esempio della montagna cuneese

L'8 settembre in una provincia di confine
Livio Berardo

Cuneo, provincia di confine e dunque, nelle concezioni geomilitari del ventennio (se non di tutto il regno sabaudo) di caserme, è teatro l'8 settembre di un duplice sbandamento, quello della 4a Armata e quello dei presidi cittadini. Al seguito dei soldati attraversa le Alpi Marittime un migliaio di ebrei in fuga dai tedeschi che stanno occupando il nizzardo. Saccheggi di magazzini militari, evasioni di detenuti (soprattutto politici), affannosa ricerca di abiti civili e nascondigli da parte di migliaia di soldati, convinti che la guerra sia finita, fanno da sfondo alla penosa defezione dei comandi. Ma, mentre incombe l'arrivo delle colonne motorizzate tedesche, alcune decine di uomini, per lo più sottufficiali, assieme con vecchi antifascisti usciti dalla clandestinità, mettono in serbo armi e mezzi e cercano i luoghi più adatti per affrontare un nuovo, forse più aspro conflitto, quello contro l'invasore e il rinato regime fascista.