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Guerre civili e tensioni internazionali in Europa dopo la fine della Grande Guerra

Il labirinto europeo
Maurizio Serra

In che misura l'Europa odierna si riconosce in quella emersa dalla fine della guerra fredda, senza un contributo effettivo dell'Europa? E in che misura si susseguono guerre civili e tensioni che sono il frutto coerente dell'emarginazione (o autoemarginazione) dell'Europa durante il XX^ e XXI^secolo? Perché "da Sarajevo a Sarajevo"e oltre, l'Europa non è stata e non è all'altezza della propria storia e continua a non esserlo?


1914-1945: una guerra civile europea
Enzo Traverso

A conclusione della Grande Guerra, l’Europa diventa il laboratorio di un rapporto storicamente inedito fra violenza, cultura e politica. Gli anni che vanno dal 1914 al 1945 conoscono un intreccio straordinario di guerre fra Stati, rivoluzioni e controrivoluzioni, guerre civili e genocidi. Nata dal crollo del vecchio ordine europeo fissato a Vienna un secolo prima, all’epoca della Restaurazione, la guerra che scoppia nell’estate del 1914 come un classico conflitto fra Stati, sfocia progressivamente in una guerra ideologica fra modelli di civiltà e visioni del mondo. Nonostante gli usi discutibili e ambigui che spesso ne sono stati fatti — si pensi soltanto a Ernst Nolte —, il concetto di “guerra civile europea” è probabilmente il più pertinente per catturare il nocciolo di questa “età degli estremi” in cui la guerra non ha più regole, la politica oppone nemici inconciliabili, la violenza rimodella la cultura e l’immaginario collettivo, la guerra totale si trasforma in guerra contro i civili. L’adozione di un concetto appartenente alla teoria politica e alla teoria del diritto per esplorare la storia sociale, politica e culturale di un continente richiede ovviamente alcune precauzioni, ma forse vale la pena di correre questo rischio.