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Dopo l’armistizio. L’Italia del ’43-‘45: guerra nazionale, guerra civile, guerra sociale

Pratiche non armate e interpretazioni della Resistenza   
Anna Bravo

Nell'Italia del dopo Otto settembre ci sono soggetti, donne, uomini, a volte bambini, di condizioni e convinzioni diverse, che interferiscono in vario modo nei tre ambiti di scontro, con iniziative assimilabili ai comportamenti di pace in tempo di guerra teorizzati da Todorov. Queste pratiche antinaziste, che nei dibattiti storiografici e sui media sono di rado ricordate, possono influire sulla definizione delle tre guerre, come hanno influito sul loro svolgimento. Non si tratta di rinverdire il mito dell'unanimismo antifascista, ma di capire se e quanto alcune azioni vadano al di là delle componenti (e delle categorie) di solidarietà, pietas, lontananza dalla politica, o antifascismo esistenziale.

La scelta e la pratica della violenza nel movimento di Resistenza e nella Rsi.
Mirco Dondi

Le due parti non si contrappongono solamente per due diverse visioni del mondo, ma per due modi diversi di combattere. La scelta della violenza nel movimento di Resistenza è più lenta e tormentata, la pratica della violenza nella Rsi è immediata, diffusa, crudele ed esibita. La violenza della Rsi prescinde spesso dai fini bellici e dalla ricerca di consenso della popolazione. Tale strategia determina un innalzamento del livello del conflitto e un allargamento dei soggetti coinvolti. Il potenziale di violenza immesso nella società italiana non potrà che produrre risposte altrettanto violente da parte del movimento di Resistenza e della popolazione, specie nei giorni dell’insurrezione dell’aprile 1945.