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Discorso del Presidente dalla portaerei "USS Abraham Lincoln"

Bush annuncia la fine delle grandi operazioni militari in Iraq, 1° maggio 2003
(Il Presidente Bush ha pronunciato un discorso alla Nazione dal ponte della portaerei di stanza nell'Oceano Pacifico)


CASA BIANCA
Ufficio dell’Addetto Stampa
(San Diego, California)
1° maggio 2003


Nel discorso pronunciato da bordo di una portaerei statunitense al largo delle coste della California, trasmesso dalla televisione lo scorso primo maggio, il Presidente Bush ha annunciato che la fase principale dei combattimenti in Iraq è terminata e ha dichiarato che le forze della coalizione ora sono impegnate nella ricostruzione e nel garantire la sicurezza del Paese.
Il Presidente, comunque, si è astenuto dal dichiarare conclusa la guerra in Iraq, facendo notare che alcune zone del Paese sono ancora pericolose.
Il Presidente Bush ha affermato che "dovremo compiere un lavoro difficile in Iraq. Stiamo portando ordine in zone del Paese che restano ancora pericolose. Stiamo cercando e trovando leader del vecchio regime, i quali saranno trattenuti per rispondere dei loro crimini. Abbiamo cominciato la ricerca di armi chimiche e batteriologiche nascoste e conosciamo centinaia di siti che verranno perlustrati".
"Stiamo aiutando a ricostruire l'Iraq, Paese in cui il dittatore ha costruito palazzi per sé invece che ospedali e scuole per il popolo. E staremo accanto ai nuovi leader iracheni quando istituiranno un governo del popolo iracheno, con il popolo iracheno, e per il popolo iracheno".
Bush ha affermato che in Iraq la transizione dalla dittatura alla democrazia, "richiederà tempo, ma merita ogni sforzo. La nostra coalizione resterà fino al completamento del lavoro. Solo allora lasceremo l'Iraq, un Paese ormai libero".
Il Presidente ha asserito che "la battaglia in Iraq costituisce soltanto una singola vittoria nella guerra al terrorismo che ebbe inizio l'11 settembre 2001, e che è tuttora in corso". Ha poi affermato che la guerra sta procedendo secondo i principi che egli stesso ha illustrato a tutti:
"Chiunque pianifichi o commetta attacchi terroristici contro il popolo americano diventa un nemico di questo Paese e un bersaglio della giustizia americana".
"Qualsiasi persona, organizzazione o governo che appoggi, protegga o dia rifugio ai terroristi è complice dell’uccisione di innocenti e ugualmente colpevole dei crimini del terrorismo".
"Qualsiasi regime fuorilegge che sia legato a gruppi terroristici e che cerchi o possegga armi di distruzione di massa rappresenta un serio pericolo per il mondo civilizzato, e sarà combattuto".
"E chiunque nel mondo, compreso il mondo arabo, lavori e si sacrifichi per la libertà, ha un amico leale negli Stati Uniti d'America".
"L'impiego della forza è stato e rimane la nostra ultima risorsa", ha affermato Bush. "Tutti, amici e nemici allo stesso modo, sanno che la nostra nazione ha una missione: reagiremo alle minacce rivolte contro la nostra sicurezza e difenderemo la pace".
Bush ha tenuto il suo discorso dal ponte della portaerei Uss Abramo Lincoln, di ritorno negli Stati Uniti dopo 10 mesi di supporto alle operazioni militari in Afghanistan e in Iraq.
Il Presidente è giunto sulla portaerei a bordo di un piccolo aereo a quattro posti della Marina, partito di primo mattino da San Diego, e ha trascorso gran parte della giornata con i marinai ed i piloti della portaerei, ringraziandoli per il loro servizio alla nazione.
Bush, ex pilota egli stesso, si è seduto al posto del copilota e ha riferito ai giornalisti di aver pilotato il piccolo aereo per circa un terzo del viaggio verso la portaerei.
Egli ha in programma di trascorrere la notte a bordo della nave e di rientrare sulla terraferma la mattina seguente con un elicottero, prima che la nave attracchi a San Diego.

Discorso del Presidente dalla portaerei "USS Abraham Lincoln"
dal largo delle coste di San Diego, California

Vi ringrazio tutti sentitamente. Ammiraglio Kelly, Capitano di Vascello Card, ufficiali e marinai della portaerei Uss Abraham Lincoln, miei concittadini Americani: la fase principale dei combattimenti in Iraq è terminata. Nella guerra in Iraq, gli Stati Uniti e i nostri alleati hanno prevalso. E ora la nostra coalizione è impegnata nella ricostruzione e nel garantire la sicurezza del Paese.
In questa battaglia, abbiamo combattuto per la causa della libertà e della pace nel mondo. La nostra nazione e la coalizione sono orgogliose di questa impresa, e siete stati voi, le Forze Armate degli Stati Uniti, ad averla compiuta. Il vostro coraggio, la vostra determinazione nell'affrontare il pericolo per il vostro Paese e l'uno per l'altro, hanno reso possibile questo giorno. Grazie a voi, la nostra nazione è più sicura. Grazie a voi, il tiranno è stato sconfitto e l'Iraq è libero.
L'operazione Iraqi Freedom è stata portata a termine con precisione, rapidità e audacia che il nemico non si aspettava e che il mondo non aveva mai visto prima. Da basi lontane o da navi, abbiamo inviato aerei e missili in grado di distruggere una divisione nemica o di colpire un unico bunker. Marines e soldati sono andati all'attacco di Bagdad percorrendo oltre 550 chilometri (350 miglia) di suolo nemico, in una delle più rapide avanzate di armamenti pesanti della storia. Voi avete mostrato al mondo la preparazione e la potenza delle Forze Armate americane.
La nazione ringrazia tutti i membri della coalizione che hanno preso parte a una nobile causa. Ringraziamo le Forze Armate del Regno Unito, dell'Australia e della Polonia che hanno condiviso le difficoltà della guerra. Ringraziamo tutti i cittadini iracheni che hanno accolto le nostre truppe e partecipato alla liberazione del loro Paese. E questa sera, ho parole speciali per il Segretario Rumsfeld, per il Generale Franks e per tutte le donne e gli uomini degli Stati Uniti in uniforme: l'America vi è grata per l’ottimo lavoro che avete svolto.
Il valore dimostrato dalle nostre Forze Armate nel corso della storia - l'audacia in Normandia, il grande coraggio a Iwo Jima, il decoro e l'idealismo che hanno trasformato nemici in alleati - è pienamente presente in questa generazione. Quando i cittadini iracheni guardavano in faccia i nostri militari, vedevano forza, gentilezza e cordialità. Quando io stesso guardo i componenti delle Forze Armate degli Stati Uniti, vedo il meglio del nostro Paese e sono onorato di essere il vostro Comandante in Capo.
Attraverso le immagini delle statue che venivano abbattute, abbiamo assistito all'avvento di una nuova era. In circa cento anni di guerra, culminati con l'era nucleare, la tecnologia militare è stata studiata e impiegata per infliggere un numero sempre maggiore di perdite umane. Nella guerra alla Germania nazista e al Giappone imperiale, le forze alleate hanno distrutto intere città, mentre i leader nemici, che avevano iniziato il conflitto, si erano salvati fino agli ultimi giorni. La potenza militare veniva impiegata per porre fine a un regime distruggendo, però, un’intera nazione.
Oggi, abbiamo il grande potere di liberare una nazione distruggendo un regime pericoloso e brutale. Grazie alle nuove tattiche e alle armi di precisione siamo in grado di conseguire i nostri obiettivi militari senza dirigere la violenza contro i civili. Nessun dispositivo creato dall'uomo può eliminare la tragedia della guerra, e tuttavia costituisce un grande progresso morale quando da essa i colpevoli hanno da temere di gran lunga di più rispetto agli innocenti.
Nelle immagini degli iracheni in festa abbiamo anche visto un’unanime richiesta per la libertà umana. Decenni di inganni e di intimidazioni sono riusciti a fare si che il popolo iracheno amasse i propri oppressori o desiderasse di restare in schiavitù. Gli uomini e le donne di qualsiasi cultura hanno bisogno di libertà come hanno bisogno di cibo, di acqua e di aria. Ovunque arrivi la libertà, l'umanità gioisce e ovunque si levi la libertà, i tiranni tremino.
Dovremo compiere un lavoro difficile in Iraq. Stiamo portando ordine in zone del Paese che restano ancora pericolose. Stiamo cercando e trovando leader del vecchio regime, i quali saranno trattenuti per rispondere dei loro crimini. Abbiamo cominciato la ricerca di armi chimiche e batteriologiche nascoste e conosciamo centinaia di siti che verranno perlustrati. Stiamo aiutando a ricostruire l'Iraq, Paese in cui il dittatore ha costruito palazzi per sé invece che ospedali e scuole per il popolo. E staremo accanto ai nuovi leader iracheni quando istituiranno un governo del popolo iracheno, con il popolo iracheno, e per il popolo iracheno.
La transizione dalla dittatura alla democrazia richiederà tempo, ma merita ogni sforzo. La nostra coalizione rimarrà fino al completamento del lavoro. Solo allora lasceremo l'Iraq, un Paese ormai libero.
La battaglia in Iraq costituisce soltanto una singola vittoria nella guerra al terrorismo che ebbe inizio l'11 settembre 2001, e che è tuttora in corso. Quel terribile giorno, 19 uomini spietati, truppe d'assalto di una ideologia basata sull'odio, hanno mostrato all'America e al mondo civilizzato i loro propositi. Da quanto ha detto un terrorista, credevano che l'11 settembre sarebbe stato "l'inizio della fine per l'America". Cercando di trasformare le nostre città in campi di sterminio, i terroristi e i loro alleati credevano di poter annichilire la risolutezza di questa nazione e costringerci alla ritirata dal mondo. Ebbene, hanno fallito.
Nella battaglia in Afghanistan, abbiamo soppresso il regime talebano, molti terroristi e i campi dove questi si addestravano. Stiamo continuando ad aiutare il popolo afgano nella costruzione delle strade, nella riattivazione delle attività ospedaliere e nell'istruzione di tutti i loro bambini. Tuttavia, abbiamo ancora un lavoro pericoloso da portare a termine. Mentre vi parlo, una Task force per Operazioni Speciali, guidata dall’82.ma Divisione Aviotrasportata, è sulle tracce dei terroristi e di coloro che cercano di indebolire il libero governo afgano. L'America e la nostra coalizione porteranno a termine quanto iniziato.
Dal Pakistan alle Filippine al Corno d'Africa, stiamo dando la caccia agli assassini di al Qaeda. Diciannove mesi fa, ho promesso che i terroristi non sarebbero sfuggiti alla paziente giustizia degli Stati Uniti e fino a questo momento, circa metà dei più importanti componenti di al Qaeda sono stati catturati o uccisi.
La liberazione dell'Iraq è stata un avanzamento cruciale nella lotta contro il terrorismo. Abbiamo eliminato un alleato di al Qaeda e tagliato fuori una fonte di finanziamento del terrorismo. Questo è certo: nessuna rete terroristica entrerà in possesso di armi di distruzione di massa grazie al regime iracheno, visto che questo regime non esiste più.
In questi 19 mesi che hanno cambiato il mondo, le nostre azioni sono state concentrate, studiate e proporzionate all'attacco subito. Non abbiamo dimenticato le vittime dell'11 settembre: le ultime telefonate, l'assassinio a freddo di bambini e le ricerche nelle macerie. Con quegli attacchi, i terroristi e i loro sostenitori hanno dichiarato guerra agli Stati Uniti e guerra hanno avuto.
La nostra guerra al terrorismo sta procedendo secondo i principi che io stesso ho illustrato a tutti:
Chiunque pianifichi o commetta attacchi terroristici contro il popolo americano diventa un nemico di questo Paese e un bersaglio della giustizia americana.
Qualsiasi persona, organizzazione o governo che appoggi, protegga o dia rifugio ai terroristi è complice dell’uccisione di innocenti e ugualmente colpevole dei crimini del terrorismo.
Qualsiasi regime fuorilegge che sia legato a gruppi terroristici e che cerchi o possegga armi di distruzione di massa rappresenta un serio pericolo per il mondo civilizzato, e sarà combattuto.
E chiunque nel mondo, compreso il mondo arabo, lavori e si sacrifichi per la libertà ha un amico leale negli Stati Uniti d'America.
Il nostro impegno per la libertà è una tradizione dell'America: dichiarato dai nostri padri fondatori, affermato dalle Quattro Libertà di Franklin Roosevelt, sostenuto nella Dottrina Truman e nella sfida di Ronald Reagan all'impero del male. Siamo impegnati a portare la libertà in Afghanistan, in Iraq e in una Palestina pacifica. La diffusione della libertà è la strategia più sicura per contrastare il ricorso a politiche del terrore nel mondo. Dove si instaura la libertà, l'odio lascia il posto alla speranza. Quando si instaura la libertà, uomini e donne si dedicano alla ricerca pacifica di una vita migliore. I principi e gli interessi dell'America conducono nella stessa direzione: noi sosteniamo la libertà dell'uomo.
Gli Stati Uniti difendono questi principi di sicurezza e di libertà con tutti i mezzi della diplomazia, della polizia, dei servizi segreti ed economici. Stiamo lavorando con un'ampia coalizione di nazioni che riconoscono la minaccia e la nostra comune responsabilità nel far fronte a tale minaccia. L'impiego della forza è stato e rimane la nostra ultima risorsa. Tutti, amici e nemici allo stesso modo, sanno che la nostra Nazione ha una missione: reagiremo alle minacce rivolte contro la nostra sicurezza e difenderemo la pace.
La nostra missione continua. Al Qaeda è stata ferita, ma non annientata. Le cellule sparse della rete terroristica sono ancora operative in molte nazioni, e quotidianamente apprendiamo dai nostri servizi segreti che stanno continuando a tramare contro i popoli liberi. La proliferazione di armi di sterminio resta un serio pericolo. I nemici della libertà non sono pigri, ma non lo siamo neanche noi. La nostra amministrazione ha preso misure senza precedenti per difendere la nostra patria. Continueremo a scovare il nemico prima che esso possa colpire.
La guerra al terrorismo non è conclusa, ma non è nemmeno infinita. Non conosciamo il giorno della vittoria finale, ma abbiamo constatato che la corrente si è invertita. Nessuna azione dei terroristi potrà cambiare i nostri intenti, attenuare la nostra determinazione o modificare la loro sorte. La loro causa è persa. Le nazioni libere andranno avanti verso la vittoria.
La storia ci fornisce esempi di nazioni che hanno combattuto in terre straniere e vi sono rimaste per occuparle e sfruttarle. Gli americani, dopo la battaglia, non vogliono che tornare a casa. E quella è la vostra rotta questa sera. Dopo il vostro impegno nel teatro di guerra afgano e iracheno, dopo aver viaggiato per circa 160.000 chilometri (100.000 miglia), nel più lungo dispiegamento di una portaerei nella storia recente, siete diretti a casa. Alcuni di voi vedranno, per la prima volta, nuovi membri della famiglia: infatti, sono nati 150 bambini mentre i loro padri erano a bordo della Lincoln. Le vostre famiglie sono orgogliose di voi, e la vostra nazione vi darà il bentornato.
Siamo anche consapevoli del fatto che alcuni uomini e donne meritevoli non stanno facendo ritorno a casa. Il Caporale Jason Mileo, uno dei nostri caduti, aveva parlato con i suoi genitori cinque giorni prima di morire. Il padre di Jason ha raccontato: "Ci ha chiamati dal centro di Bagdad, non per vantarsi, ma per dirci che ci amava. Nostro figlio era un soldato".
Ogni nome, ogni vita è una perdita per le nostre Forze Armate, per la nostra nazione e per le persone care colpite dal lutto. Per queste famiglie non vi è alcun ritorno a casa. Preghiamo comunque affinché, quando Dio vorrà, queste famiglie si possano riunire ai loro cari.
Gli uomini che abbiamo perso sono stati visti per l'ultima volta mentre compivano il loro dovere. La loro ultima azione su questa Terra è stata quella di combattere un grande male e di portare la libertà agli altri. Tutti voi, in questa generazione di militari, avete accettato la più grande responsabilità della storia. State difendendo il vostro Paese e proteggendo gli innocenti dal male. Ovunque andiate portate un messaggio antico ma sempre valido. Usando le parole dette dal profeta Isaia "Ai prigionieri: ‘Uscite!’, e a quelli che sono nelle tenebre: ‘Venite alla luce!’".
Grazie per il servizio prestato al nostro Paese e alla nostra causa. Dio vi benedica e continui a benedire l'America.